mercoledì 7 dicembre 2011

Tutte le sostanze sono veleni: non ce n'e' nessuna che ne sia esente.
La giusta dose distingue un veleno da una cura.


(Paracelo)
IL TRATTAMENTO DEL MAL DI SCHIENA DEVE AVERE L'OBIETTIVO DI MIGLIORARE I RAPPORTI SOCIALI?
Holt-Lunstad, PloS Medicine, 2010

Una recente meta-analisi conferma in modo clamoroso che le relazioni sociali hanno un forte impatto sulla salute dell'uomo. Gli individui che hanno relazioni sociali ricche vivono più a lungo e sono più sani.
Da un certo punto di vista, non è sorprendente. Gli uomini sono animali sociali. Le relazioni sociali sono vitali per procurare cibo e risorse sufficienti per sopravvivere. Aiutano ad affrontare e superare le difficoltà della vita. Favoriscono l'adattamento e risposte neuroendocrine sane. Mediano il dolore.
Tuttavia, la medicina moderna ignora ampiamente la questione. Questo argomento è certamente attinente alla lombalgia e al suo trattamento. Sfortunatamente, il mal di schiena spesso porta a una limitazione dell'attività e a una riduzione delle relazioni sociali.
La disabilità al lavoro potrebbe rappresentare il colpo di grazia.
Holt-Lunstad ha recentemente effettuato una meta-analisi raccogliendo dati da 148 studi per verificare l'influenza delle relazioni sociali sulla longevità. I dati tratti da 308.849 individui, seguiti per una media di 7,5 anni, indicano che gli individui con relazioni sociali adeguate hanno una probabilità di sopravvivere superiore del 50% a quella degli individui con relazioni sociali povere o scarse.
Holt-Lunstad consiglia agli operatori sanitari di considerare seriamente questi dati, aggiungendo ai fattori di rischio quali fumo, dieta ed esercizi anche le relazioni sociali.
Fortunatamente, le raccomandazioni evidence-based per il trattamento della lombalgia incoraggiano un rapido ritorno all'attività e al lavoro. Queste raccomandazioni dovrebbero includere anche la ripresa delle normali relazioni sociali. Holt-Lunstad sostiene che i governi dovrebbero imparare a guardare al di là delle cause "mediche" delle patologie, nello sforzo di promuovere la salute e il benessere.
GLI INCIDENTI STRADALI INNESCANO IL DOLORE CRONICO
Jones, Arthritis Care & Research, 2011

Varie evidenze indicano che i traumi fisici possono innescare dolori diffusi cronici e "fibromialgia" con modalità difficili da spiegare.
Jones ha recentemente verificato la relazione di un trauma con l'insorgenza di dolore diffuso cronico in uno studio basato sulla popolazione, osservando 2069 individui che non presentavano questo disturbo all'inizio dello studio e verificando la sua comparsa in un periodo di osservazione di 4 anni.
I soggetti dello studio hanno fornito dati sul dolore muscolo-scheletrico e sull'angoscia psicologica in tre diversi momenti di verifica nel corso dei 4 anni dello studio. I ricercatori hanno interrogato tutti i soggetti riguardo all'esposizione a sei eventi fisicamente traumatici: incidenti stradali, incidenti sul lavoro, interventi chirurgici, fratture, ricovero in ospedale e parto.
Nel corso dei quattro anni dello studio, il 12% dei soggetti ha riportato la comparsa di dolore diffuso cronico.
Tuttavia, quando i ricercatori hanno controllato la presenza di fattori potenzialmente confondenti, solo l'esposizione a incidenti stradali aumentava il rischio di sviluppare dolore diffuso cronico. Gli individui che erano stati coinvolti in un incidente stradale, avevano l'84% di probabilità in più di sviluppare questo problema rispetto a chi non era stato esposto a questo tipo di evento traumatico.
ELIMINARE I TRATTAMENTI INEFFICACI
Roncoroni, Rheumatology, 2011
Annals of Internal Medicine, 2007

Chou, Pain Medicine News, 2008

Negli ultimi due decenni purtroppo ci si è resi conto quanto sia difficile eliminare i trattamenti inefficaci per il mal di schiena e per i problemi vertebrali.
Una volta che un trattamento si è radicato nel mercato clinico - e nella mente di medici e pazienti - è difficile estirparlo.
Gli steroidi orali ne rappresentano un esempio.
Già nel 2007, le Linee Guida dell'American Pain Society ne sconsigliavano l'uso.
In un articolo pubblicato nel 2008, Chou ha commentato la persistenza di questa terapia nella pratica clinica: "Ci sono ancora persone trattate con steroidi orali per il mal di schiena, con o senza sciatalgia, malgrado esistano almeno 5 studi che hanno dimostrato chiaramente che questa terapia non porti benefici."
Una recente revisione sistematica di Roncoroni ha trovato sette studi randomizzati controllati che confrontavano gli steroidi orali al placebo: i pazienti che assumevano steroidi orali non presentavano vantaggi rispetto ai gruppi placebo in termini di risultati clinici. In compenso, si sono verificati eventi avversi nel 13% dei pazienti che assumeva steroidi orali, contro il 6% dei pazienti che assumeva placebo. In termini di rapporto rischio/beneficio, questo trattamento non è consigliabile.

venerdì 4 settembre 2009

Livelli di vitamina D negli anziani

Sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism sono stati pubblicati due studi che focalizzano l'attenzione sui livelli di Vitamina D nella popolazione di età avanzata.
Nel primo sono stati misurati i livelli plasmatici di 25-OH-vitamina D in 6000 maschi (età compresa tra 65 e 99 anni) residenti in varie regioni degli USA.
La media plasmatica è risultata essere di 25 ng/ml, ma un quarto dei soggetti presentava valori inferiori a 20 ng/ml. Con analisi multivariate si è constatato che i valori più bassi sono associati con l'età più avanzata, con l'obesità, con l'etnia nera o latina, con il prelievo effettuato durante la stagione invernale e con la residenza a latitudini più alte.
L'uso di integratori contenenti vitamina D oppure il ricorso ad attività fisiche esercitate all'aperto sono invece state le due condizioni che si sono associate ai livelli plasmatici più elevati.
Nel secondo studio alcuni ricercatori olandesi hanno esaminato la relazione tra i livelli plasmatici di Vitamina D ed il metabolismo osseo in 1300 adulti anziani (65-88 anni) scelti casualmente.
I livelli medi di 25(OH)D sono stati di 21 ng/ml, con riscontro di valori inferiori a 20 ng/ml nella metà circa dei soggetti. I risultati dell'indagine ha portato a questi dati:
I livelli di PTH sono inversamente proporzionali ai livelli di Vitamina D, senza alcun effetto plateau;
I marker del metabolismo osseo (osteocalcina e desossipiridolina urinaria) sono inversamente proporzionali ai livelli di 25(OH)D fino a valori di 20 ng/ml; sopra tale valore i marker si stabilizzano su un plateau che non si modifica più;
La densità ossea all'anca è risultata direttamente proporzionale ai livelli di 25(OH)D fino al valore di 20 ng/ml; sopra questo valore, la densità ossea si stabilizza in un plateau fisso.

Il commento a questo articolo:
Entrambi gli studi, anche se realizzati in zone geografiche differenti e lontane, portano agli stessi valori fisiologici di Vitamina D negli anziani.
I fattori che provocano una diminuzione di tali livelli, esaminati nello studio USA, sono già fattori noti anche nelle persone di età più giovane.
Dallo studio olandese emerge che i livelli plasmatici di Vitamina D al di sotto dei quali conviene instaurare un apporto supplementare sono rappresentati da 20 ng/ml di 25(OH)D.

Bibliografia:
Orwoll E et al. Vitamin D deficiency in older men. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2009 Apr; 94:1214
Kuchuk NO et al. Relationships of serum 25-hydroxyvitamin D to bone mineral density and serum parathyroid hormone and markers of bone turnover in older persons. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2009 Apr; 94:1244
(Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism)
fonte: paginemediche.it

mercoledì 2 settembre 2009

OSTEOPOROSI: SCOPERTA PROTEINA CHIAVE

C'è una proteina particolare alla base di una serie di malattie che colpiscono le ossa.
Si chiama regolatore dell'
interferone fattore 8 (IRF-8) e a scoprirla sono stati un gruppo di scienziati della Hartrits and Tissue Degeneration Program presso l'Hospital of Special Surgery di New York City guidati da Baohong Zhao.
In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Medicine, i ricercatori hanno spiegato di aver scoperto e definito il ruolo di questa particolare proteina nella perdita di calcificazione delle ossa tipica di alcune malattie.
Si tratta delle malattie che negli StatiUniti vengono definite "gum disease", perchè tendono a ridurre a spugna le ossa.
Sono la parodontite, l'
osteoporosi e l'artrite reumatoide.
Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che bassi livelli di produzione di questa particolare proteina portano alla produzione di alcuni tipi di
cellule che poi corrompono la struttura ossea.
"Anche se la nostra scoperta non ci porta ad una immediata prospettiva terapeutica - spiega Zhao - siamo convinti di aver individuato un filone di ricerca nella comprensione di questa malattia molto interessante".

fonte: www.paginemediche.it

lunedì 1 giugno 2009

MAL DI SCHIENA E LAVORO

MAL DI SCHIENA E LAVORO: UNO STUDIO SUI LAVORATORI DELLA CAMPAGNA
Thelin, Journal of Rehabilitation Medicine, 2008

Dal punto di vista del modello tradizionale della lesione, i lavoratori della campagna sono i candidati ideali ai problemi di schiena. Si espongono regolarmente a numerosi fattori di rischio fisici, dal sollevamento e spostamento di carichi pesanti alle vibrazioni dei sedili dei trattori, oltre alle collisioni occasionali con gli zoccoli di cavalli, bestiame, maiali e altri animali della fattoria.Il loro lavoro è a dir poco impegnativo. Si svegliano prima dell'alba e spesso lavorano fino a notte inoltrata. Trascorrono molte ore al sole. Respirano polvere, sostanze chimiche ed esalazioni dei mezzi agricoli.Uno studio prospettico di coorte di lunga durata condotto in Svezia sui lavoratori della campagna ha ottenuto dati interessanti. I messaggi più importanti sono due. Il primo è che un carico di lavoro fisico elevato ha un effetto protettivo: maggiore era il carico di lavoro tra i lavoratori della campagna, minore risultava la prevalenza di mal di schiena. Il secondo è che malgrado la presenza di mal di schiena, i lavoratori della campagna svedesi presentavano livelli decisamente bassi di assenza dal lavoro e di disabilità a lungo termine.